Folklore Toscano

GiottoArezzoNel mondo sempre più globalizzato in cui viviamo è quasi scontato finire ad interessarsi di mitologie e tradizioni lontane dalla nostra con la stessa naturalezza con cui ordiniamo il cinese take-away. Basta che dia un occhiata alla mia libreria per rendermi conto della portata del fenomeno: allineati sullo scaffale trovo Miti e Dei dell’India di Alain Daniélou, L’Enciclopedia dei Mostri Giapponesi di Shigeru Mizuki e I Racconti Fantastici di Liao. Nulla di male in tutto questo, anzi. Spesso le storie sono il modo più facile per imparare a capire e a conoscere un popolo.

Ma ogni tanto è anche bene tornare alle proprie radici, specie quando ti rendi conto di conoscerle poco, vuoi perché le dai per scontate, vuoi perché ad un occhiata superficiale ti paiono poco attraenti. Ed è un peccato perché poche regioni sono ricche di folklore come la Toscana. Ho avuto la fortuna di avere dei nonni che sono delle vere e proprie raccolte di racconti viventi, che mi hanno reso partecipe di un patrimonio di racconti orali che a meno che qualcuno non si prenda la briga di trascriverlo, morirà con loro. E ciò mi riempie di dolore, poiché il folklore italiano è unico e cambia forma da regione a regione.
La Toscana leggendaria è un mondo dove l’influenza cristiana si è mescolata alle tradizioni preesistenti. Una terra di santi, peccatori, fate, diavoli, fantasmi e draghi. Fortunatamente qualcuno si accollato l’incarico di preservare questo meraviglioso universo fantastico. Questi sono solo alcuni pregevoli volumi, ma sono sicuro che ce ne sono altri altrettanto validi.

Il primo è Le Leggende della Terra Toscana dell’esperto Carlo Lapucci edito da Sarnus. Il volume contiene, ordinate per località, decine e decine di storie dei generi più disparati: dalle origini dei nomi delle città, alle storie dei santi, dalle storie di fantasmi fino a quelle che vedono protagonisti personaggi storici come Dante e Boccaccio. Concedetemi un po’ di campanilismo lasciandomi sottolineare che ampio spazio è dato alla provincia di Arezzo. In questa sezione Lapucci riporta episodi assai noti come la cacciata dei diavoli ad opera di San Francesco come alcuni più oscuri come l’uccisione di un drago ad opera del patrono della città San Donato nei primi secoli dell’era cristiana. Non mancano tanti altri racconti che rivelano una storia inedita di tanti angoli della città e della provincia.

Gli altri due volumi sono i “gemelli” Fate e Folletti della Toscana e Draghi,Streghe e Fantasmi della Toscana scritti e illustrati da Matteo Cosimo Cresti. Dei veri e propri bestiari, i due volumetti ci fanno scoprire la variopinta fauna fantastica che abita la Toscana leggendaria, corredata da una grande quantità di illustrazioni. Anche qui Arezzo è ben rappresentata a partire dal crudele uomo selvatico chiamato l’Agnolaccio per arrivare al temibile fantasma e spauracchio della Morte Secca, passando per il Serpe Regolo, versione nostrana del più noto basilisco. E poi draghi, orchi e il vasto assortimento di uomini selvaggi ch, se dobbiamo dare credito alle leggende istruirono i primi toscani all’agricoltura e alla pastorizia. In definitiva i libri di Cresti sono una lettura assai divertente e istruttiva.

A chi consigliare questi libri? Di sicuro a chi questi posti ci abita e ci vive nella speranza che si continuino a raccontare certe storie magari la sera attorno ad un fuoco, ma mi sentirei di consigliarli anche a chi la Toscana magari la vuole visitare per la prima volta, perché come spiegavo ad inizio articolo non c’è modo migliore di conoscere una terra ed un popolo che ascoltare le sue storie.

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