W Zappatore

wzappatore

Ci sarà sicuramente nella vostra cerchia di amici e conoscenti almeno un individuo bizzarro e sopra le righe di cui avrete pensato “Ehi, sarebbe da girarci un film su di lui”. Se è così non vi preoccupate, è normalissimo. Massimiliano Verdesca però si è spinto oltre e un film su un suo amico l’ha girato per davvero. La sua “musa ispiratrice” è Marcello Zappatore, ex compagno di scuola che aveva perso di vista per alcuni anni. Verdesca gli ha cucito addosso prima un corto, In religioso disagio, e poi un lungometraggio, questo W Zappatore.

Al catechismo avrete senz’altro imparato che Dio si manifesta principalmente agli ultimi e talvolta anche ai peccatori per redimerli, W Zappatore porta quest’idea alle estreme conseguenze, con Zappatore (nei panni di sé stesso) chitarrista di una band metal satanista a cui improvvisamente spuntano le stimmate. Buttato fuori dalla sua band, lasciato dalla sua ragazza, Zappatore deve trovare un nuovo posto nel mondo per sé stesso e nel frattempo fare i conti con la madre ultrareligiosa che vorrebbe redimerlo e con una nonna arzilla e trasgressiva ( Sandra Milo), che invece vuole riportarlo nella strada del rock n’roll.

Con una trovata del genere può essere grande la tentazione di buttare tutto nella caciara demenziale, rinunciare ad ogni pretesa di regia ragionata e di serio lavoro sugli attori, nascondendo il tutto dietro l’esile paravento del “trash consapevole di essere trash”. Queste scelte sarebbero state anche di facile presa nei confronti di certe fette di pubblico, invece Verdesca , molto coraggiosamente, decide di seguire una precisa poetica, spiazzante e non adatta a tutti ma che risulta originale e fresca. Le bizzarre avventure di Zappatore sono portate su uno schermo con un cura formale davvero notevole, con una predilezione le inquadrature simmetriche, che sintetizzano il conflitto tra le due parti per l’anima di Zappatore.

Più che avere un intreccio vero e proprio, la trama procede per episodi, che vedono Zappatore di volta in volta, suonare con un decrepito sosia di Elvis, rinchiudersi in un convento e altre amenità simili, mentre le sue stimmate peggiorano sempre di più. Tutti questi siparietti, venati di una comicità spiazzante e “glaciale” (che strizza l’occhio a film come Leningrad Cowboys Go America) sono l’occasione per far sfilare di fronte alla macchina da presa una parata di personaggi assurdi, a partire dal leader della band di Zappatore, un bruto enorme e irsuto che si esprime solo in dialetto leccese stretto (opportunamente sottotitolato). In questo comparto è notevole il lavoro fatto sugli attori, quasi tutti non professionisti, con scelte azzeccate di corpi e facce, a partire dallo stesso Zappatore, strepitoso nella sua apatia

Ma forse uno dei personaggi più riusciti del film è l’ambiente in cui Zappatore si muove, una Puglia fatta di palazzoni di cemento e spiagge sudice e desolate, contrapposta con lo spettrale campo zeppo di croci che Zappatore vede nelle sue visioni mistiche, un contrasto che riassume ancora una volta il conflitto che sta alla base del film, il conflitto tra le due anime di Zappatore, che forse sono un po’ le due anime del nostro Paese, perennemente in bilico tra un passato arcaico e tradizionale ed una modernità che forse è già sorpassata. Conflitto che culmina nel breve ed intenso monologo della Milo:

Se hai una vita di merda perché hai ascoltato tuo padre, tua sorella, il tuo prete che ti dicevano come farti gli affari tuoi, quella vita di merda te la meriti”

Una filosofia che andrebbe applicata, oltre che nella vita, anche nel fare cinema in Italia.

 

Un piccolo post scriptum sulla distribuzione del film : I tipi di Distribuzione Indipendente hanno proiettato il film in un circuito di sale selezionate per poi renderlo disponibile dopo una settimana sulla piattaforma di Video On Demand OwnAir. A mio parere si tratta di una scelta intelligente in un periodo in cui la crisi sta spazzando via cinema d’essai e videoteche, lasciando terreno libero al dominio dei multiplex, una scelta che preserva lo spazio per un cinema alternativo e al tempo stesso lo amplia, rendendone possibile la fruizione ad un pubblico molto più ampio.

Articolo originariamente pubblicato su Il Baffo.

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