Paperbacks from Hell: The Twisted History of ‘70s and ‘80s Horror Fiction

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Esiste una teoria che individua negli arcipelaghi delle Azzorre e delle Canarie le ultime vestigia del mitico continente di Atlantide. Queste isole non sarebbero altro che le cime delle grandi catene montuose che dominavano il continente prima che esso si inabissasse. Non so quanto questa teoria sia plausibile dal punto di vista storico-geologico ma mi è tornata in mente leggendo Paperbacks from Hell: The Twisted History of ‘70s and ‘80s Horror Fiction perché è un analogia perfetta dello stato delle conoscenze sulla letteratura fantastica e su quella horror in particolare. Ormai fantascienza, fantasy ed horror (e sottogeneri connessi) sono entrati a pieno titolo nel mainstream e fioccano saggi, articoli e studi sui grandi autori come H.P. Lovecraft, Philip K. Dick e Ray Bradbury. È giustissimo che questi giganti della letteratura siano oggetto di così tante attenzioni ma penso che limitarsi ad essi ci dia una visione parziale, se non distorta, dell’evoluzione di questi generi letterari e degli ambienti in cui questi autori operarono ed emersero. Insomma, essi sono le montagne che svettano dall’oceano mentre sott’acqua c’è un intero, sterminato continente ancora inesplorato. Un continente fatto di case editrici avide e di un esercito di anonimi scrittori che lavoravano a cottimo. Solo analizzando la titanica mole di riviste, racconti e romanzi economici si potrebbe tracciare una storia più accurata di questi generi, individuando l’evoluzione generale di questo o quel filone piuttosto che limitare l’attenzione solamente ai singoli autori e non ultimo far emergere le storie umane dietro la fiction come nel caso del Mistero Shaver. Purtroppo da parte del mondo accademico non ci sono segnali incoraggianti e quindi questo gravoso compito ricade sulle spalle degli appassionati. In questo caso è toccato a Grady Hendrix, che ha passato gli ultimi anni a rovistare nelle librerie dell’usato a caccia di romanzetti horror in edizione economica (attività che per chi scrive è tra le migliori che la vita possa offrire) per realizzare questo Paperbacks From Hell, una storia dell’epoca d’oro dell’horror su carta stampata.

Hendrix inizia la sua narrazione a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, quando tre romanzi, Rosemary’s Baby (1967), The Other (1971) e L’Esorcista (1973) riportano le storie dell’orrore nelle classifiche dei best seller e segnano di fatto l’inizio dell’horror moderno. Il momento non è casuale poiché questo nuova ondata di romanzi dell’orrore si nutre delle ansie e delle paure scaturite dagli epocali cambiamenti che attraversano la società statunitense in quegli anni. Questo nuovo orrore si disfà di tutta la logora iconografia e il vetusto immaginario fatto di castelli lugubri, vampiri in mantelli di velluto e amenità simili. Adesso l’orrore si aggira nelle città, nei quartieri malfamati, nelle fogne, nella tranquilla suburbia, nelle case e, nel caso limite della possessione diabolica, dentro di noi.
L’enorme domanda di letteratura horror porta le case editrici ad immettere nel mercato ogni mese decine di titoli e mette sotto pressione la creatività degli autori. Si generano così miriadi di sottogeneri che si scindono in altrettanti sottogeneri ancora più “specializati”, che attingono alle nuove paure degli americani. Il Diavolo rimane una delle preoccupazioni maggiori ma si presenta in una nuova veste: i vecchi adoratori del demonio in tunica rituale dei romanzi di Dennis Wheatley vengono soppiantati da bande di debosciati satanisti modellati su quella di Charles Manson. L’attitudine più liberale nei confronti di contraccezione e aborto, unita alla diffusione di pratiche come la procreazione assistita, popola le pagine di bambini mutanti e feti abortiti rianimati da fulmini in cerca di vendetta. E poi gli immancabili disastri ecologici nella forma di invasioni di granchi, mantidi, topi, gatti e di nebbie che inducono alla follia omicida chiunque vi entri in contatto. Neanche in casa propria ci si può considerare al sicuro, del resto si potrebbe finire seviziati dai propri figli traviati dalla musica metal o dai giochi di ruolo. Hendrix, che non vuole essere né esaustivo né accademico, passa in rassegna i principali filoni, con tono scanzonato ma da cui traspare sincero amore per la materia. Una sorta di tunnel dell’orrore letterario, che ci porta ben oltre la linea di confine del buon gusto.
 

In parallelo il volume ripercorre la storia dei maggiori autori e rintraccia gli esordi di scrittori oggi considerati all’unanimità rispettabili come Anne Rice, George R. Martin e Joe Lansdale proprio all’interno di questa industria. In mezzo a queste storie di militi ignoti della scrittura ce ne sono alcune surreali, come quella di V.C.  Andrews, che ha continuato a pubblicare anche decenni dopo la sua morte grazie ad un team di ghost writers ingaggiato dai suoi eredi. Il volume presenta anche una ricca selezione di riproduzioni delle splendide copertine dipinte le quali da sole ne  giustificherebbero l’acquisto, accompagnate da approfondimenti sugli artisti che le hanno realizzate.

A fine lettura, almeno per il sottoscritto, la tentazione di gettarsi alla ricerca di qualcuno di questi volumi è forte. Chi non vorrebbe leggere una storia su leprecani nazisti sadomasochisti con poteri psichici come quelli del romanzo The Little People di John Christopher? Oppure seguire le peripezie di un temerario prete irlandese che deve impedire ad un seducente demone femminile di fare sesso con Papa Woytila e dare inizio così all’apocalisse come nel romanzo Dark Angel? Ma per quanto mi riguarda il Sacro Graal dei paperback è Brotherkind di J. N. Williamson in cui gli alieni, il Bigfoot, l’Uomo Falena e i Men in Black si coalizzano per ingravidare donne umane al fine di generare una razza di superuomini. L’ultima linea di difesa per l’umanità contro questi abomini sono ovviamente i pezzi dei KISS.

Assurdi, oltraggiosi, volgari, gratuiti sotto qualunque aspetto. Hendrix nota giustamente che questi scrittori hanno infranto ogni regola tranne una: non annoiare.

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