L’Apocalittica vita di Doc Savage

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È molto probabile che al lettore italiano il nome di Doc Savage non dica nulla. Qualche appassionato di fantascienza di vecchia data potrebbe invece ricordare la manciata di romanzi che lo avevano come protagonista che vennero pubblicati su Urania tra il 1974 e il 1975. Io l’ho conosciuto per “interposta persona” attraverso la serie a fumetti Tom Strong di Alan Moore e quel piccolo gioiellino della fantascienza anni Ottanta che è Buckaroo Banzai. Entrambe le opere sono tanto un omaggio quanto una rilettura e aggiornamento dell’epopea di Doc Savage. Il motivo di tanta influenza e risonanza è presto detto. Negli Stati Uniti l’Uomo di Bronzo (come è soprannominato) è stato il beniamino di almeno due generazioni di lettori. Assieme a The Shadow è una delle figure più iconiche dell’era dei pulp magazines e sono ben 181 i romanzi a lui dedicati, pubblicati tra il 1933 e il 1949, scritti in gran parte dall’infaticabile Lester Dent sotto lo pseudonimo di Kenneth Robertson.

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Doc Savage è un eroe poliedrico, sottoposto sin dall’infanzia ad un serrato programma di allenamento fisico e di approfondito studio in tutte le aree del sapere. Egli è arrivato ad esprimere il massimo potenziale biologico e intellettivo dell’essere umano. Tutto ciò per volontà del padre (che doveva sicuramente avere idee curiose in materia di pedagogia), deciso ad allevare il più grande combattente del crimine che il mondo abbia mai conosciuto. Oltre alla preparazione fisica e mentale necessaria, Doc ha ricevuto dal padre una cospicua rendita sotto forma di azioni, eredità e un regolare rifornimento di oro proveniente da un sito archeologico segreto nella foresta amazzonica. Dalla sua base operativa all’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building Doc porta avanti la sua crociata contro il crimine con l’aiuto di sofisticati gadget concepiti dalla sua mente geniale e soprattutto dei suoi cinque aiutanti e della cugina Patricia. Quando Doc vuole prendersi una pausa si ritira nella sua Fortezza della Solitudine situata nell’Artico dove si dedica alla ricerca scientifica.

Le analogie con personaggi che debutteranno qualche anno dopo come Superman e Batman sono innegabili e non è un caso: Doc Savage viene considerato l’anello di congiunzione tra gli eroi letterari classici come Sherlock Holmes e Arsenio Lupin e i supereroi dei fumetti. Lester Dent aggiornò la formula classica dei pulp infondendovi temi fantascientifici e vera scienza all’avanguardia (per l’epoca), aprendo così la strada alla fiumana di supereroi che di lì a poco affollerà la carta stampata.

A partire dal 1964 Doc Savage conobbe una rinnovata notorietà grazie alle ristampe della Bantham Boooks. La riscoperta del personaggio spinge un illustre fan della prima ora come Philip J. Farmer a scrivere una vera e propria biografia del personaggio, con la stessa rigorosità e serietà che si riserverebbe ad una personalità realmente esistita. Già autore della biografia definitiva su Lord Greystoke, Tarzan Alive, nel 1975 Farmer da alle stampe Doc Savage: His Apocalyptic Life.

In Farmer, noto soprattutto per la serie iniziata con Il Fiume della Vita, hanno sempre convissuto due anime, da una parte quella dello scrittore di letteratura popolare, dall’altra quella che tendeva alla letteratura “alta” (tanto per usare un termine che disprezzo). Invece che privilegiare l’una o l’altra, Farmer riuscì a trovare una sintesi nella forma di anarchici pastiche letterari, dando vita ad uno stile ibrido di cui la biografia dell’Uomo di Bronzo è sicuramente uno degli esiti più felici. Farmer incapsula la narrazione all’interno di una complessa sovrapposizione di cornici narrative in cui letteratura e realtà si mescolano. Nella finzione letteraria Farmer è chiamato a redigere una biografia di Doc Savage, persona realmente esistita, attingendo ai romanzi di Dent che altro non erano che resoconti romanzati delle avventure vissute da Doc e i suoi amici. A sua volta Dent aveva costruito i suoi romanzi a partire da note e appunti che gli erano stati forniti dagli assistenti di Savage. Partendo da questo assunto Farmer contestualizza Doc nello scenario, urbano, sociale e culturale della New York degli anni Trenta, cercando di razionalizzare gli aspetti più romanzeschi dei romanzi di Dent e di sanare le inevitabili contraddizioni nella continuity che erano emerse nel corso della lunga vita editoriale del personaggio. Farmer ricostruisce la biografia di Doc, con particolare attenzione al periodo delle giovinezza a cui Dent aveva solo accennato, per poi passare ad una minuziosa, a tratti maniacale, descrizione dei luoghi ricorrenti della saga: il quartier generale che domina New York, la Fortezza della Solitudine, la base segreta in cui vengono custoditi gli avveniristici mezzi di trasporto che Doc e soci usano nelle loro avventure e infine il College, una sorta di ospedale dove Doc sottopone i supercattivi sconfitti ad un ricondizionamento psicologico volto a trasformarli in bravi e onesti cittadini. Segue poi un’approfondita disamina dei sidekick di Doc, dalle spalle comiche Monk e Ham, fino all’unica figura femminile ricorrente della serie, Patricia Savage.

Ridurre questa autobiografia ad un semplice tributo da fanboy sarebbe fare un grave torto a Farmer. Lo scrittore non si limita a offrire al lettore, magari totalmente a digiuno della materia, una panoramica dell’universo creato da Dent. Anzi, la presenza di Farmer è palpabile in tutto il testo e se è innegabile l’amore che trasuda per il personaggio da ogni pagine, è anche vero che Farmer approccia il tutto con uno sguardo adulto e talvolta critico. Come già detto, Farmer compie un’opera di razionalizzazione, rileggendo le ingenue avventure che tanto lo avevano appassionato da ragazzino negli anni Trenta attraverso gli occhi di un uomo maturo che scrive nella disillusa America degli anni Settanta. Ciò permette a Farmer di giocare con gli aspetti problematici del personaggio e cercare di esplorare quelli che per forza di cose Dent dovette lasciare in ombra, come la sessualità.

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Si può pensare che attraverso l’opera di Farmer Doc Savage abbia ancora una volta influenzato il mondo dei supereroi. Infatti l’operazione di razionalizzazione, il tentativo di rendere adulti personaggi pensati per un pubblico di bambini e adolescenti, verrà replicato quasi quindici anni dopo da Alan Moore con il suo seminale Watchmen. A riprova di questo fatto bisogna ricordare che Moore ha più volte espresso ammirazione per Farmer e un’altra delle sue opere principali, La Lega degli Straordinari Gentlemen, deve molto alle idee che Farmer sviluppò a partire dalle sue due biografie. Infatti, in appendice a Doc Savage: His Apocalyptic Life e Tarzan Alive troviamo un’ampia dissertazione sulla genealogia dei due eroi, che scopriamo appartenere alla così detta Wold Newton Family, una fitta genealogia che collega una miriade di personaggi della letteratura popolare dal diciottesimo secolo ad oggi, da Sherlock Holmes al Capitano Nemo, fino al Kilgore Trout dei romanzi di Kurt Vonnegut, passando per Nero Wolfe e geni del male come Fu Manchu). Un concetto, quello di un universo in cui tutti i personaggi letterari coesistono, che verrà riutilizzato non solo da Moore ma anche dal fumettista Warren Ellis con il suo Planetary.
La biografia di Doc Savage è la prova che si può provare nostalgia per epoche che non abbiamo diffuso. Noi cinici, sarcastici, post-ironici lettori del XXI secolo possiamo per qualche ora lasciarsi alle spalle tutto questo e perderci nella fitta cronaca delle gesta dell’Uomo di Bronzo, e scorrazzare per un mondo dove gli eroi sono buoni e senza macchia, i cattivi possono essere sempre redenti e la tecnologia porta con se la promessa di un futuro più giusto e civile. Forse in un’epoca come la nostra non c’è più spazio per eroi come Doc Savage. O forse quest’epoca ne ha mortalmente bisogno.

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