L’Ultima Gioventù

l'lultimagioventuAvevo più o meno quattordici anni quando un giorno, di punto in bianco, mi chiesi cosa sarebbe successo se dall’oggi al domani gli adulti fossero spariti. Io e i miei coetanei saremmo sopravvissuti in questo mondo nuovo senza più regole, sicurezze a autorità? Saremmo finiti a mangiarci l’un l’altro o avremmo edificato una nuova società? Mi sembrava un idea elettrizzante e promisi a me stesso che ne avrei fatto al più presto un racconto. Dopo qualche tempo, tuttavia, scoprì che questa storia l’avevano già raccontata Carlos Trillo e Horacio Altuna nel loro fumetto L’Ultima Gioventù.

In questi anni il medium del fumetto è tornato di prepotenza alla ribalta su più fronti. Quello a stelle e strisce funge da ispirazione per i blockbuster cinematografici, quello giapponese vanta una diffusione capillare tra gli adolescenti (e non solo) e anche quello nostrano, dopo qualche decennio di stato comatoso, adesso vanta autori che riescono a parlare ad audience molto più vasta di quella abituale del fumetto.
Da tutta questa nuova ondata di interesse sembra tagliato fuori il fumetto sudamericano, ed è un peccato, perché come dimostra l’Ultima Gioventù, si tratta di una produzione con una sensibilità e un immaginario tutti suoi.

La storia ha luogo in una grande metropoli di cui non sappiamo il nome. È l’alba, la notte prima una potente arma batteriologica ha colpito la città, uccidendo tutti gli individui che hanno raggiunto la maturità sessuale. La città è in mano ai bambini che finalmente liberi dal controllo degli adulti si danno al saccheggio sfrenato. Ma l’euforia della prima ora si esaurisce presto, sorge l’esigenza di decidere chi comanda ed è proprio in questo momento che la situazione precipita.
Composto di piccole storie autoconclusive blandamente legate tra loro, l’Ultima Gioventù è una narrazione apocalittica cruda, disperata e inquietante, con nessuna concessione alla spettacolarità. Certi unicamente della morte che gli coglierà appena diverranno grandi, i personaggi sono mossi da stimoli primari come la fame e l’istinto di autoconservazione. Il segreto che rende l’apocalisse di Trilla e Altuna così tremenda è che la primitiva e feroce società dei bambini è in realtà uno specchio neppure troppo distorto della società degli adulti prima della catastrofe: a comandare sono i più forti e i più violenti, la gente insegue leader che fanno loro promesse impossibili, non ci si può fidare di nessuno. Nulla di nuovo sotto il sole insomma.
Il gusto per la satira feroce fa da contrasto alla poesia di alcune delle storie di Trilla, che evita i cliché del genere apocalittico in favore di un gusto tutto sudamericano per il realismo magico. Trilla non si scorda mai che i protagonisti della sua storia sono bambini, facendo convivere l’orrore con l’ingenuità e l’innocenza che vengono erose pagina dopo pagina.

Altuna disegna le tavole con un uso magistrale del bianco e nero. I suoi personaggi danno vita su carta al copione scritto da Trilla grazie alla magistrale attenzione ai volti, alle espressioni e ai gesti resi in modo tremendamente vivido. Alcune delle sequenze più potenti sono prive di balloon e hanno una carica emotiva spiazzante.

L’Ultima Gioventù è un piccolo gioiello che degno rappresentante di quella miniera di storie e autori che è il fumetto sudamericano. Semplice, brutale e commovente, l’Ultima Gioventù è uno di quei fumetti a cui si continua a pensare anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.

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