Le Guide del Tramonto

u467Strano destino quello toccato a le Le Guide del Tramonto (titolo originale Childhood’s End) in Italia. Mentre all’estero è considerato un classico della fantascienza che non può mancare nella biblioteca di ogni serio appassionato (e nel reparto dedicato di ogni libreria), nel nostro paese l’opera di Clarke non ha goduto della stessa fortuna e non viene ristampata come minimo dal 1981. Io ad esempio me lo sono letto nella ristampa di Urania Millemondi dell’inverno 1974. Tutto ciò è un peccato, perché la visionaria opera di Arthur C. Clarke, nonostante i suoi sessant’anni emoziona, colpisce e disturba.

Il romanzo copre un arco temporale di oltre un secolo, visto attraverso gli occhi di diversi personaggi che assistono, come ci anticipa il titolo originale alla fine dell’infanzia dell’umanità. Nella prima parte assistiamo all’arrivo sulla Terra delle astronavi dei Superni, una misteriosa razza aliena che si è presa a carico l’evoluzione dell’umanità. Le loro astronavi sono sospese sopra le più grandi città della Terra ma nessuno li ha mai visti fisicamente. In questa prima fase i Superni e i loro collaboratori umani si accingono a mettere fine al vecchio ordine sociale fatto di nazioni e di classi, edificando una vera e propria utopia. Nella seconda parte, ambientata decenni dopo, i Superni si sono rivelati e hanno condiviso con gli umani le loro conoscenze tecnologiche che in pochissimo tempo hanno cambiato la faccia della vita sulla Terra. Le ultime resistenze sono state vinte ma un cambiamento ancora più radicale è prossimo a compiersi.

Questo cambiamento evolutivo è al centro della terza parte. Dopo una rivoluzione sociale e tecnologica, il passo inevitabile è una rivoluzione biologica. Questa è forse la parte più intrigante del libro, con l’ultima generazione di umani che si accorge che i loro figli sono ormai qualcosa di completamente diverso da chi li ha procreati. Clarke ci prospetta come fine ultimo di questa evoluzione guidata uno stato di morte dell’ego, di liberazione dall’illusione dell’individualità per poi essere riassorbiti in una Supermente, in una coscienza collettiva. Questa visione utopica fece de Le Guide del Tramonto, una delle bibbie del movimento hippie americano, assieme ad altri classici della fantascienza come Straniero in Terra Straniera di Robert Heinlein e Slan di Alfred E. Van Vogt. Del resto era quasi impossibile che i giovani contestatori non finissero per identificarsi nei ragazzi dell’ultimo capitolo, una nuova razza che non aveva più nulla a che spartire con i propri genitori. Mal’eco di questo romanzo sulle sottoculture giovanili si riverbera ancora oggi: il finale del romanzo di Clarke, dove l’umanità si fonde in un’unica e sterminata intelligenza ricorda quello della fortunata serie anime Neon Genesis Evangelion il cui creatore Hideaki Anno non ha mai nascosto la sua passione per la fantascienza occidentale. Quello che è cambiato nei quarant’anni trascorsi tra le due opere è lo spirito con il quale viene affrontato il tema dell’evoluzione umana. Clarke rimane pur sempre un ottimista, quello che l’umanità perderà nella metamorfosi avrà la sua contropartita in un futuro luminoso tra le stelle. Anno invece usa questo elemento narrativo per parlarci delle ansie e delle paure che aleggiano sui rapporti umani. Come possiamo mirare a conquistare lo spazio esterno se non riusciamo a dominare neppure la nostra interiorità?

Insomma, se trovate ad un mercatino dell’usato una copia de Le Guide del Tramonto , non lasciatevela scappare. Come tutta la buona fantascienza, disturba, appassiona e fa pensare. È un piccolo libro, ma tremendamente prezioso.