I Rec U

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I film prima o poi finiscono. Quando finiscono ci sono i titoli di coda. E dopo i titoli di coda c’è la vita. Dopo i titoli di coda di I Rec U ci impieghi un po’ per riuscire a tornare alla vita visto che la tua testa fa fatica a razionalizzare tutto il ben di Dio che è passato sullo schermo nelle due ore precedenti.

Dopo due anni di attesa, il 25 Gennaio si è tenuta in quel di Foligno la prima mondiale di I Rec U , seconda opera cinematografica del fumettista Federico Sfascia, una coproduzione che ha visto coalizzarsi alcune tra le realtà più interessanti del panorama indie italiano ovvero I Licaoni (Kiss Me Lorena e l’esilarante web series Corso di Cazzotti del Dr. Johnson), la PALONEROfilm (quelli dietro Bumba Atomika) e la Krakatoa Ink (Ai Confini della Fandonia).

La prima cosa che mi viene da dire su I Rec U è che si tratta di un film coraggioso: coraggioso per la storia che racconta, per come la racconta e per il suo approccio al cinema. La seconda è che I Rec U ti rimane dentro, ti trovi a rifletterci e a riciclare le migliori battute mentre scherzi con i tuoi amici. Se un film persiste per così tanto nella tua mente di solito è perché si tratta di un gran film.

Il protagonista della storia è Neve, un ragazzo di diciotto anni con cui la vita non è stata affatto buona: abbandonato dal padre, orfano di madre, Neve soffre di un singolare disturbo della vista, la Sindrome di Testastoppino (dal suo cognome, essendone l’unico caso documentato), che gli fa vedere le donne sfocate (oltre a procurargli convulsioni se le fissa troppo insistentemente). L’unico modo per Neve di vedere le ragazze chiaramente è guardarle attraverso le immagini registrate nelle videocassette: per questo motivo un mefistofelico luminare dell’oculistica (Terry Gilliam, in un memorabile cammeo) costruisce per il ragazzo uno speciale paio di occhiali equipaggiato con una telecamera che registra ogni momento della sua vita e permette a Neve di condurre un esistenza normale. A causa della sua bizzarra condizione, Neve cresce solo e isolato e conosce le donne solo attraverso i film, maturando così un idea dell’amore del tutto distorta. Un giorno Neve incontra Penelope, l’unica ragazza che il giovane riesce a vedere ad occhio nudo . Convinto che si tratti dell’amore della sua vita, Neve decide di cercare di conquistarla,una missione doppiamente difficile , visto che dovrà avventurarsi fuori dal suo mondo fatto di film e sogni ad occhi aperti. Ad aiutarlo nell’impresa ci sono Max, il suo fratello maggiore, ex musicista e donnaiolo, e Faustine, la vecchia fiamma di quest’ultimo, diventata una scienziata e interessata a studiare il caso di Neve …

Se tutto ciò vi sembra strano aspettate di vedere il resto. Uno sceneggiatore più pigro si sarebbe fermato a questa singola trovata e ci avrebbe imbastito sopra tutto il film, non è il caso di Sfascia che invece gioca al rialzo, inserendo nella storia elementi sempre nuovi: dimensioni parallele, mostri fatti di pellicole, film dentro al film e tante altre cose che sarebbe un delitto svelare . Dentro I Rec U c’è veramente tanto, c’è un immaginario fantastico che corre a briglia sciolta, che attinge da svariate fonti (il già citato Gilliam, molto horror anni 80 e addirittura i miti classici) , al servizio di una storia personalissima e sentita.

È proprio questa sincerità di fondo uno degli aspetti che colpisce di più. Se è difficile inquadrare I Rec U in un genere preciso e invece molto facile capire il tema a cui gira intorno: l’amore, o meglio la continua ricerca dell’amore e le aspettative e le speranze che nutriamo per esso. Un tema così grande viene affrontato in maniera matura, sincera e come dicevo all’inizio, coraggiosa, senza cercare scappatoie facili nella retorica da Baci Perugina o nel cinismo di plastica che appesta molte narrazioni odierne. Un approccio che si riflette per forza di cose nei personaggi, in cui riesci a scorgere qualcosa di te e a cui finisci per affezionarti, salvo poi vederli gettati in situazioni in cui temi davvero per la loro sorte.

La storia come si è già detto, prosegue per accumulo di elementi e cambia pelle in continuazione, con bruschi cambi di tono e ritmo, parte come una commedia surreale per poi svoltare nei territori del fantastico avventuroso per giungere verso parte finale permeata di malinconia. Una discontinuità che può apparire caotica ai puristi dell’eleganza formale e della (presunta) buona scrittura, ma che alla prova dei fatti risulta coinvolgente e spiazzante al tempo stesso.

L’aspetto visivo e registico è interessante e stimolante, è palese come la formazione fumettistica del regista abbia contribuito a dare a I Rec U un estetica tutta sua, ed è altrettanto palese come il talento dei tanti collaboratori sia stato decisivo nel dare vita al mondo immaginato da Sfascia. L’universo di I Rec U (soprattutto il suo lato più spettrale) ha una potenza visiva straordinaria e viene portato in scena facendo affidamento su effetti speciali e scenografie rigorosamente “old school”: dai mostri (fighissimi) realizzati con costumi e animatroni, fino alla dimensione parallela, che alterna scenografie minimali a lugubri paesaggi realizzati con modellini.

Ci sarebbe molto altro da dire, molte altre cose di cui parlare (come la prova eccezionale data dal cast o la bellissima colonna sonora) ma rischio di finire come il critico cinematografico di Cigarette Burns alle prese con la recensione di La Fin Absolute Du Monde: visto che non voglio passare i prossimi dieci anni recluso in una baita sommerso da fogli dattiloscritti passo subito alle considerazioni finali.

I Rec U  fa attraversare allo spettatore tutto lo spettro delle emozioni umane, ti fa ridere, ti fa esaltare e infine ti fa commuovere, e nonostante il suo look da fumetto in carne ed ossa getta uno sguardo sui sentimenti tremendamente vero. È un film capace di colpire direttamente al cuore (e chi ha visto il film sa di che tipo di cuore parlo). I Rec U è un film sull’amore ed è una dichiarazione di amore verso il cinema.

Adesso I Rec U partirà alla volta di vari festival internazionali dove spero possa raccogliere tutti i plausi e i riconoscimenti che gli spettano, e che magari riceva l’attenzione che merita qua in patria, perché il film di Sfascia e soci è la dimostrazione che se ci sono serietà, passione, idee e voglia di rischiare allora in questo paese è ancora possibile fare del cinema vivo e vitale.

Film completo su Youtube

Articolo originariamente pubblicato su Il Baffo.

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