Alienween – The Melting Movie

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Con I Rec U Federico Sfascia si è imposto come una delle voci più originali e personali nel panorama del cinema indipendente italiano. In questi tre anni passati dal film d’esordio il vulcanico regista folignate non è stato certo a guardarsi l’ombelico, anzi, ha sfornato pregevoli cortometraggi quali il dittico de Le Notti del Maligno e D.S, quest’ultimo trasmesso addirittura dalla BBC all’interno di un programma dedicato al cinema horror. Così Sfascia ha attirato l’attenzione del veterano dell’horror indipendente italiano Alex Visani che ha deciso di produrgli un film. Il risultato di questo sodalizio è Alienween.

Ernesto e alcuni amici hanno deciso di passare la notte di Halloween all’insegna della baldoria e così hanno organizzato, in un vecchio casolare abbandonato, un party a base di droga e prostitute. I giovani pensano che le loro fidanzate siano all’oscuro di tutto ciò ma si sbagliano: le ragazze hanno pedinato uno di loro e stanno per piombare in casa e rovinargli la festa. Ma una minaccia ancora peggiore delle fidanzate gelose attende i protagonisti. Infatti una pioggia di meteoriti ha portato sulla Terra dei pericolosi parassiti alieni che si impossessano dei corpi umani per poi liquefarli e mutarli dall’interno. Ernesto e i suoi amici dovranno cercare di sopravvivere a tutti i costi.

È chiaro fin da subito che Sfascia conosce alla perfezione i meccanismi, le regole e la storia del cinema horror. Alienween attinge a piene mani dagli ultimi cinquant’anni del genere: c’è la sindrome da assedio e la paura del contagio mutuata direttamente dalla saga dei morti viventi di George A. Romero. C’è la mutazione dei corpi del cinema di Cronenberg e de La Cosa di Carpenter. L’uso della luce mutuato da Mario Bava e da Dario Argento. La comicità splatter/slapstick de La Casa e le meccaniche degli slasher. Ma anche riferimenti meno ovvi come il Lucio Fulci di Zombi 2 e i giochi di sguardi di Storia di Fantasmi Cinesi. Ed è proprio in virtù di questa dimestichezza col genere horror che Sfascia non si limita ad eseguire il compitino e appiccicargli sopra due citazioni. No, Sfascia ribalta stereotipi e sovverte aspettative. Come aveva già fatto con il precedente film, Sfascia contamina l’horror tanto con l’umorismo dissacrante quanto con il melodramma.

Se I Rec U trattava di temi legati grossomodo al periodo dell’adolescenza, quali la ricerca dell’amore e il dolore derivante dall’essere diversi, Alienween ha il suo focus sull’età adulta: i personaggi sono vissuti, si portano dietro un passato di dolori, errori e rimpianti, sono già scesi a compromessi con la vita. Come nei modelli a cui il film si ispira, l’elemento alieno o mostruoso funge da catalizzatore per i conflitti latenti tra i protagonisti, pronti a deflagrare da un momento all’altro. Per questo Alienween è un film più cattivo e più cinico di quanto non lo fosse I Rec U. Sfascia fa oscillare la storia tra il dramma e la comicità nera, anzi, nerissima. Esilaranti sono le morti di alcuni personaggi che subiscono un vero e proprio contrappasso dantesco: fidanzatini possessivi che finiscono fusi in un bolo di carne e bigotte che esplodono dopo un ascesso di lussuria alcuni dei tanti esempi. E in questa pellicola fa capolino un aspetto che in I Rec U era appena accennato, ovvero una forte componente satirica. Nessuno dei nostri miti contemporanei è risparmiato, dall’abuso di smartphone e social network fino alla moltitudine di gangsta rapper, o sedicenti tali, che affollano la scena musicale italiana, passando per il bigottismo strisciante; Alienween offre anche uno spaccato degli aspetti più grotteschi dei nostri tempi.

Con questa pellicola Sfascia sembra aver raggiunto la piena maturità stilistica. Le piccole incertezze che affliggevano alcune parti di I Rec U sono ormai ricordi del passato. Sfascia sa benissimo come manipolare la materia filmica. La narrazione di Alienween è forsennata e velocissima, sostenuta da un montaggio ipercinetico e da una regia che, come già nei suoi lavori precedenti, opta per ardite soluzioni che avvicinano l’estetica del film a quella del cinema d’animazione.
Da I Rec U Sfascia si porta dietro alcuni preziosi collaboratori quali il compositore Alberto Masoni e il deus ex machina degli effetti speciali Marco Camellini che si occupa di dare vita al serraglio di mostri che abita la pellicola. Un plauso particolare va al cast (che di solito è la nota dolente nei film indipendenti). Guglielmo Favilla e Raffaele Ottolenghi hanno una chimica straordinaria e rendono alla perfezione il rapporto di amicizia/odio che lega i loro due personaggi, mentre Giulia Zeetti regala una protagonista femminile di rara intensità. Da non perdere invece è il personaggio interpretato da un altro volto noto dell’indie italiano, Alex Lucchesi, che veste i  panni di un DJ metallaro che ha visto giorni migliori, protagonista di un esilarante sub-plot.

Alienween è un atto d’amore per un tipo di cinema che forse è quasi definitivamente scomparso. Ma sarebbe riduttivo liquidare la produzione di Federico Sfascia ad una mera operazione nostalgica e citazionista. Per chi scrive sotto la scintillante superficie ultrapop vi è un cinema che parla di temi quali la vita, l’amore, la morte. Il cinema di Sfascia scaturisce da un urgenza di raccontare ed è, davvero, ciò di cui mortalmente abbiamo bisogno.

Trailer

I Rec U

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I film prima o poi finiscono. Quando finiscono ci sono i titoli di coda. E dopo i titoli di coda c’è la vita. Dopo i titoli di coda di I Rec U ci impieghi un po’ per riuscire a tornare alla vita visto che la tua testa fa fatica a razionalizzare tutto il ben di Dio che è passato sullo schermo nelle due ore precedenti.

Dopo due anni di attesa, il 25 Gennaio si è tenuta in quel di Foligno la prima mondiale di I Rec U , seconda opera cinematografica del fumettista Federico Sfascia, una coproduzione che ha visto coalizzarsi alcune tra le realtà più interessanti del panorama indie italiano ovvero I Licaoni (Kiss Me Lorena e l’esilarante web series Corso di Cazzotti del Dr. Johnson), la PALONEROfilm (quelli dietro Bumba Atomika) e la Krakatoa Ink (Ai Confini della Fandonia).

La prima cosa che mi viene da dire su I Rec U è che si tratta di un film coraggioso: coraggioso per la storia che racconta, per come la racconta e per il suo approccio al cinema. La seconda è che I Rec U ti rimane dentro, ti trovi a rifletterci e a riciclare le migliori battute mentre scherzi con i tuoi amici. Se un film persiste per così tanto nella tua mente di solito è perché si tratta di un gran film.

Il protagonista della storia è Neve, un ragazzo di diciotto anni con cui la vita non è stata affatto buona: abbandonato dal padre, orfano di madre, Neve soffre di un singolare disturbo della vista, la Sindrome di Testastoppino (dal suo cognome, essendone l’unico caso documentato), che gli fa vedere le donne sfocate (oltre a procurargli convulsioni se le fissa troppo insistentemente). L’unico modo per Neve di vedere le ragazze chiaramente è guardarle attraverso le immagini registrate nelle videocassette: per questo motivo un mefistofelico luminare dell’oculistica (Terry Gilliam, in un memorabile cammeo) costruisce per il ragazzo uno speciale paio di occhiali equipaggiato con una telecamera che registra ogni momento della sua vita e permette a Neve di condurre un esistenza normale. A causa della sua bizzarra condizione, Neve cresce solo e isolato e conosce le donne solo attraverso i film, maturando così un idea dell’amore del tutto distorta. Un giorno Neve incontra Penelope, l’unica ragazza che il giovane riesce a vedere ad occhio nudo . Convinto che si tratti dell’amore della sua vita, Neve decide di cercare di conquistarla,una missione doppiamente difficile , visto che dovrà avventurarsi fuori dal suo mondo fatto di film e sogni ad occhi aperti. Ad aiutarlo nell’impresa ci sono Max, il suo fratello maggiore, ex musicista e donnaiolo, e Faustine, la vecchia fiamma di quest’ultimo, diventata una scienziata e interessata a studiare il caso di Neve …

Se tutto ciò vi sembra strano aspettate di vedere il resto. Uno sceneggiatore più pigro si sarebbe fermato a questa singola trovata e ci avrebbe imbastito sopra tutto il film, non è il caso di Sfascia che invece gioca al rialzo, inserendo nella storia elementi sempre nuovi: dimensioni parallele, mostri fatti di pellicole, film dentro al film e tante altre cose che sarebbe un delitto svelare . Dentro I Rec U c’è veramente tanto, c’è un immaginario fantastico che corre a briglia sciolta, che attinge da svariate fonti (il già citato Gilliam, molto horror anni 80 e addirittura i miti classici) , al servizio di una storia personalissima e sentita.

È proprio questa sincerità di fondo uno degli aspetti che colpisce di più. Se è difficile inquadrare I Rec U in un genere preciso e invece molto facile capire il tema a cui gira intorno: l’amore, o meglio la continua ricerca dell’amore e le aspettative e le speranze che nutriamo per esso. Un tema così grande viene affrontato in maniera matura, sincera e come dicevo all’inizio, coraggiosa, senza cercare scappatoie facili nella retorica da Baci Perugina o nel cinismo di plastica che appesta molte narrazioni odierne. Un approccio che si riflette per forza di cose nei personaggi, in cui riesci a scorgere qualcosa di te e a cui finisci per affezionarti, salvo poi vederli gettati in situazioni in cui temi davvero per la loro sorte.

La storia come si è già detto, prosegue per accumulo di elementi e cambia pelle in continuazione, con bruschi cambi di tono e ritmo, parte come una commedia surreale per poi svoltare nei territori del fantastico avventuroso per giungere verso parte finale permeata di malinconia. Una discontinuità che può apparire caotica ai puristi dell’eleganza formale e della (presunta) buona scrittura, ma che alla prova dei fatti risulta coinvolgente e spiazzante al tempo stesso.

L’aspetto visivo e registico è interessante e stimolante, è palese come la formazione fumettistica del regista abbia contribuito a dare a I Rec U un estetica tutta sua, ed è altrettanto palese come il talento dei tanti collaboratori sia stato decisivo nel dare vita al mondo immaginato da Sfascia. L’universo di I Rec U (soprattutto il suo lato più spettrale) ha una potenza visiva straordinaria e viene portato in scena facendo affidamento su effetti speciali e scenografie rigorosamente “old school”: dai mostri (fighissimi) realizzati con costumi e animatroni, fino alla dimensione parallela, che alterna scenografie minimali a lugubri paesaggi realizzati con modellini.

Ci sarebbe molto altro da dire, molte altre cose di cui parlare (come la prova eccezionale data dal cast o la bellissima colonna sonora) ma rischio di finire come il critico cinematografico di Cigarette Burns alle prese con la recensione di La Fin Absolute Du Monde: visto che non voglio passare i prossimi dieci anni recluso in una baita sommerso da fogli dattiloscritti passo subito alle considerazioni finali.

I Rec U  fa attraversare allo spettatore tutto lo spettro delle emozioni umane, ti fa ridere, ti fa esaltare e infine ti fa commuovere, e nonostante il suo look da fumetto in carne ed ossa getta uno sguardo sui sentimenti tremendamente vero. È un film capace di colpire direttamente al cuore (e chi ha visto il film sa di che tipo di cuore parlo). I Rec U è un film sull’amore ed è una dichiarazione di amore verso il cinema.

Adesso I Rec U partirà alla volta di vari festival internazionali dove spero possa raccogliere tutti i plausi e i riconoscimenti che gli spettano, e che magari riceva l’attenzione che merita qua in patria, perché il film di Sfascia e soci è la dimostrazione che se ci sono serietà, passione, idee e voglia di rischiare allora in questo paese è ancora possibile fare del cinema vivo e vitale.

Film completo su Youtube

Articolo originariamente pubblicato su Il Baffo.