I Giustizieri della Rete

i giustizieri della rete

Ormai accade con una certa regolarità. Qualcuno, che sia un personaggio pubblico o una persona comune, si macchia di qualche colpa, non importa se un vero e proprio delitto o una leggerezza come una battuta infelice o una foto inopportuna, e subito tutta la rete gli è addosso. Commenti indignati, offese, fotomontaggi sarcastici. Col passare del tempo la sproporzione tra la colpa commessa e la reazione di migliaia di utenti diventa sempre più evidente. Pensavamo di essercela lasciata alle spalle, che ormai fosse un ricordo di epoche incivili, invece eccola qua: la gogna è tornata, stavolta in versione 2.0. L’umiliazione pubblica è di nuovo uno strumento di punizione e controllo sociale.

Ci voleva il talento di un giornalista attento e intraprendente come Jon Ronson per esplorare questo aspetto allo stesso tempo grottesco e inquietante della contemporaneità. Partendo come spesso accade da un’esperienza personale, Ronson cerca con questo I Giustizieri della Rete di capire le cause e le conseguenze di questo fenomeno.
La ricerca di Ronson si muove in due direzioni. Da una parte ci racconta l’impatto che l’umiliazione in rete ha avuto sulle vite di coloro che l’hanno subita. Si va dal divulgatore scientifico Jonah Lehrer “linciato” per aver inventato di sana pianta delle citazioni di Bob Dylan per un suo libro, fino Justine Sacco il cui tweet ironico si Africa e AIDS le è costato il licenziamento.
L’altro campo oggetto di ricerca da parte di Ronson è quello che concerne le motivazioni per le quali troviamo irresistibile umiliare le persone online. Come suo solito Ronson non dà risposte definitive ma si limita suggerire spunti tanto interessanti quanto inquietanti. Su tutti quello a cui arriva dopo una discussione con lo psicologo Philip Zimbardo, la mente dietro il famigerato esperimento carcerario di Standford: spesso e volentieri questi comportamenti sono motivati dalla certezza di chi li mette in atto di fare in qualche modo del bene. Così si spiega perché mentre scandali sessuali come quello di Max Mosley, il boss della Formula 1 pizzicato durante un orgia a tema nazista, non facciano più  notizia, cadute di stile che toccano nervi scoperti della nostra società quali razzismo, sessismo e omofobia diano origini a reazioni estremamente feroci anche se  in parte giustificate.

Più ci si addentra nell’inchiesta di Ronson più si comprende che il nostro rapporto con la vergogna è cambiato. E su questo cambiamento c’è anche chi prova a costruirci sopra un business. È il caso di un azienda in cui Ronson si imbatte nel corso delle sue ricerche, specializzata nel creare finte pagine internet per fare in modo che le notizie imbarazzanti sui loro facoltosi clienti finiscano nelle ultime pagine delle ricerche di Google.

Come tutti i libri di Jon Ronson I Giustizieri della Rete  lascia più domande che risposte. Con il suo stile e leggero e il suo umorismo sottile Ronson esplora un segmento marginale della società per svelare qualcosa che riguarda anche noi “nomali” e apre uno spiraglio sul mondo che ci attende.

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Jon Ronson, un giornalista fuori dall’ordinario

Ronson-Jon

Il mio idillio letterario con Jon Ronson è iniziato, come tanti altri, su una bancarella di libri usati, dove misi le mani su una copia di Loro: I Padroni Segreti del Mondo. Quel curioso piccolo libretto, pregevole esempio di gonzo journalism mi catturò fin dalla prima pagina e arrivato all’ultima giurai che avrei letto tutto il materiale che Ronson  aveva scritto.
Nel post sul Mistero Shaver accennavo al fatto che amo le storie di svitati. Ne sono irrimediabilmente attratto in primis perché mi affascinano nell’arte come nella vita le visioni alternative della realtà e forse perché spero che in fondo ai deliri del visionario di turno io possa scoprire qualcosa sul mio modo di vedere il mondo. Agli svitati Jon Ronson ha dedicato tutta la sua carriera di giornalista e documentarista, mettendosi in gioco in prima persona, vivendo con loro, entrando nei loro lati più intimi e nascosti, scoprendo, man mano che la sua indagine proseguiva che la linea che separa noi da loro è assai tenue ed è solo una questione di fortuna se ci troviamo dalla parte “giusta”. Per usare le sue parole “ero stato bravo a scorgere i diamanti della follia in mezzo al grigiore della normalità.”
Oggi, specie su internet l’ostensione del freak, del fenomeno da baraccone è pratica diffusissima e si porta dietro tutta una serie di odiosi codazzi, dalla presa per il culo al dileggiamento gratuito. Questo aspetto è totalmente assente nei lavori di Ronson in cui, anzi, il nostro non ha paura di cercare di mettersi il più possibile nei panni dell’oggetto delle sue inchieste, anche quando si tratta di un compito scomodo e rischioso.

Il titolo del libro con cui lo conobbi, Loro: I Padroni Segreti del Mondo, potrebbe trarre in inganno, facendo pensare all’ennesimo esempio di pubblicistica complottista. E non saremmo più di tanto fuori strada visto che il complotto è una delle idee centrali del libro . Il titolo originale è assai più esplicativo sulle intenzioni di Ronson, Them: Adventures with Extremists. L’idea alla base del libro era quella di indagare le vite di persone considerate, a torto o a ragione, estremiste. L’estremista, il nemico della moderna società occidentale si manifesta a Ronson di volta in volta nella forma di un fondamentalista islamico, come membri delle milizie dell’America profonda, come un leader del Ku Klux Klan. La cosa che stupisce Ronson è che ad accomunare individui dalle convinzioni e dalle origini così diverse c’è la credenza che un ristretto gruppo di potenti decida le sorti del mondo all’oscuro di tutti. Indagando sulla questione Ronson entra in contatto con personaggio come il conduttore radiofonico Alex Jones, che da anni cerca di smascherare i piani dell’elite e David Icke, ex telecronista sportivo convertitosi in guru new age, convinto che i potenti della terra siano in realtà lucertole aliene travestite.
In Loro non mancano momenti divertenti, grotteschi e tragicomici che la penna di Ronson rende alla perfezione: si va dal leader del KKK che vuole bandire la “parola con la N” e rendere la sua organizzazione rispettabile, passando per il già citato Icke che per difendersi dalle accuse che vedono nel suo uso della parola lucertole un allegoria antisemita è costretto a spiegare, esasperato che lui intende vere e proprie lucertole aliene, fino al gran finale dove Ronson e Alex Jones riescono ad infiltrarsi all’esclusivo ritrovo di personalità influenti che ogni anno si tiene presso il Bohemian Grove in California.
Ma Ronson non cade nella facile trappola dello sberleffo, pur non condividendone le idee dei suoi compagni d’avventure, scava a fondo alla ricerca delle radici profonde di questa totale sfiducia nella moderna società occidentale come quando ricostruisce i sanguinosi fatti di Ruby Ridge.
Alla fine chi sono Loro? Per i protagonisti del libro sono machiavellici burattinai che manipolano le sorti del pianeta. Per noi loro sono gli estremisti, i non allineati. Come la solito la linea che separa i normali dai freak non è mai netta.

Nel libro successivo, L’Uomo che Fissa le Capre, senz’altro il suo lavoro più famoso complice l’adattamento cinematografico, Jon Ronson si lancia sulle tracce del tenente colonnello Jim Channon e del suo leggendario Primo Battaglione Terra, una presunta unità militare costituita da veri e propri monaci guerrieri dai poteri quasi paranormali. Nel libro Ronson indaga tutte le idee bizzarre e eterodosse che hanno affascinato gli alti papaveri militari tra la fine della guerra del Vietnam e l’inizio della guerra al Terrore: spie psichiche, messaggi subliminali, grottesche armi non letali. Ma come scoprirà presto Ronson, l’idealismo di Channon è rimasto solo in parte inascoltato, ma anzi è stato pervertito e distorto avendo come risultato le crudeli tecniche di interrogatorio di Guantanamo e Abu Ghraib.

Un altro giro sull’ottovolante delle stranezze lo offre la raccolta di articoli Lost at the Sea: The Ron Jonson Mysteries. Dentro c’è la storia di Phoenix Jones, l’uomo che voleva imitare i supereroi ed è per questo finito all’ospedale. C’è la storia di un artista che ha realizzato decine e decine di autoritratti ognuno sotto effetto di una droga diversa, un reportage sulla scena newyorkese dei mangiatori competitivi e il resoconto di un meeting di bambini indaco. E tante altre cose che sarebbe un peccato svelare.

Se c’è un tema su cui si sviluppa tutta la produzione di Ronson, è sicuramente quello della follia. Dopo aver indagato la follia nelle frange estreme della politica, poi nelle alte sfere della Difesa e dell’Intelligence, con Psicopatici al Potere Ronson indaga come la follia sia diventata dilagante nella nostra società. “E se ci fosse un motore più potente della razionalità? Ricordai il parere di quegli psicologi che dicono che sono gli psicopatici a far andare avanti il mondo. E ci credono pure: la società sarebbe, secondo loro, l’espressione di quella particolare forma di pazzia.”
Prendendo spunto dagli studi sulla psicopatia di Robert Hare, secondo cui gli studi sugli psicopatici andrebbero condotti a Wall Street e non nelle carceri, Ronson si imbarca in un viaggio che lo porta a toccare diversi aspetti della questione della salute mentale. Si inizia con una breve panoramica dei metodi alternativi per curare la psicopatia sperimentati negli anni Sessanta, che comprendevano LSD e meditazione, tutti falliti. Intervista poi un ragazzo che si è finto pazzo ed è rimasto dentro un manicomio per una quindicina danni per poi passare ad un ex comandante di squadroni della morte ad Haiti. Nella parte più comica del libro Ronson cerca, tramite le tecniche apprese da Hare, di diagnosticare la psicopatia ad un magnate noto per il piacere sadico che prova a licenziare dipendenti. Il tentativo fallisce quando l’uomo d’affari rilegge tutte le tipiche caratteristiche dello psicopatico come attributi tipici dell’uomo americano di successo. Ronson conclude toccando aspetti inquietanti su come oggi vengano vissute le questioni relative alla sanità mentale, come la spettacolarizzazione dei disagi ad opera della tv spazzatura e l’abuso della prescrizione di psicofarmaci ai bambini.

In ogni suo libro Ronson ci invita a fare un viaggio, a varcare la soglia della normalità per scoprire cosa si cela al di là. Non siate ansiosi di vedere i vostri pregiudizi confermati, piuttosto lasciatevi andare e godetevi il viaggio. È palpabile come dall’inizio alla fine di ogni suo libro Ronson sia diventato una persona un po’ diversa. Se siamo fortunati quando chiuderemo l’ultima pagina lo saremo anche noi.

http://www.jonronson.com/