7 storie sugli Altri

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Riuscire a smuovere dalle sue abitudini uno ottuso e cocciuto come me, specie quando si tratta di leggere-vedere-ascoltare format a cui non riesco ad appassionarmi, è un’impresa a dir poco gargantuesca. Però capita che qualcuno ci riesca e Celeste Sidoti c’è riuscito in ben due occasioni.
Seguo Celeste ormai da qualche anno, dai tempi del suo blog Carta Traccia e quando è migrato su Youtube è riuscito ad appassionarmi anche in versione audiovisiva (per me audio e basta a dire il vero, visto che me lo ascolto con le cuffie tipo podcast), vincendo la mia naturale avversione per il mondo degli youtuber. Nel suo canale affronta principalmente temi di cultura pop come anime, serie tv e film, ma lo fa con una competenza rara, riuscendo ad analizzare e a osservare le cose da prospettive originali e stimolanti. In un mondo in cui dissertare di serie tv e fumetti sulla rete ha sostituito il discutere di calcio il lunedì mattina al bar, le analisi che Celeste fa sul suo canale sono una boccata di ossigeno.

Celeste è anche uno scrittore emergente e ha da poco reso disponibile su varie piattaforme la sua prima raccolta di racconti, 7 Storie sugli Altri. Per qualche misterioso motivo, chi scrive non ha, salvo rare eccezioni (leggi Borges), una grande passione per i racconti. Non so spiegare bene il perché ma mentre non esito a buttarmi nella lettura di romanzi fluviali (i tomi-fermaporta che affollano gli scaffali di camera mia come li chiama mia madre) vado invece in crisi di fronte ad una narrazione di qualche pagina.
Con il lavoro di Celeste ho deciso fare un piccolo sforzo, sforzo che è stato ampiamente ripagato. E non solo perché i sette racconti sono notevoli tanto per stile quanto per contenuto, ma anche perché una volta tanto ho letto qualcosa in cui mi sono rivisto, vi ho ritrovato sensazioni ed emozioni che mi è capitato di provare. Talvolta in un’opera scorgi, anche fugacemente, un riflesso di te, ti fa ricordare qualcosa che avevi dimenticato, ti smuove qualcosa dentro. Purtroppo ciò mi accade sempre più di rado.

I racconti che compongono la raccolta sono brevi, in certi casi brevissimi. Difficile etichettarli per genere perché anche nei casi in cui dal genere prendono le mosse la narrazione verte improvvisamente in direzioni inaspettate. È il caso di Natale ad Hamelin, nerissima riscrittura della fiaba del pifferaio magico, e Parlare con i Morti, racconto dalle atmosfere gotiche che deborda nell’orrore esistenziale. Seguono quelli davvero impossibili da categorizzare come Carie e Skynepia, quest’ultimo un incubo a base di alienazione e retrogaming, sicuramente il racconto più inquietante del lotto.
Quelle che ti rimangono nel cuore sono però quelle storie che affrontano più o meno velatamente il rapporto con l’Altro, intenzione dichiarata sin dal titolo. Che sia l’ordinaria storia di emarginazione scolastica di Evidenziatore Stabilo Giallo, l’alterità fisica e psichica data dalla disabilità di Sirena o l’Altro inteso come parti della nostra identità frammentata di Per Sempre Insieme, Celeste affronta questi temi in maniera autentica, perciò a tratti pure disturbante, ribaltando ruoli, preconcetti e prospettive. Sette piccole storie raccontate attraverso uno stile che, pur adattandosi alle atmosfere più eterogenee, denota già una sua identità ben definita.
Per terminare una nota prettamente affettiva e personale. Gli scorci di infanzia (altro tema che ricorre nella raccolta), come la descrizione della quotidianità della scuola elementare, evocati in alcuni racconti mi hanno fatto travolgere dalla malinconia e dalla nostalgia, quella vera, quella delle cose vissute. Come accennavo sopra, una volta tanto ho ritrovato un vissuto genuino, esperienze analoghe che ho la sensazione di aver condiviso. Non so se fosse lo scopo dell’autore, ma è un interessante effetto collaterale.

Come primo piccolo passo di Celeste sulla via della scrittura questo  libro fa ben presagire.  Sul suo blog trovate tutto ciò che c’è da sapere sulla raccolta (disponibile in formato digitale e del tutto gratis). E non dimenticatevi di fare visita anche al suo canale Youtube!

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Nino G. D’Attis

portratit by Rossella Macchia

portratit by Rossella Macchia

Tutti i lettori sanno che esistono libri che fanno male. Libri in cui ti imbatti, che ti travolgono e lasciano cicatrici indelebili nel tuo animo. Ogni lettori ha i suoi. Nella mia lista c’è, tra gli altri, Mostri per le Masse. La mia strada e quella di questo libro si incrociarono quasi per caso in un uggioso autunno del 2008. La lettura mi scosse profondamente ma pagina dopo pagina non riuscivo a staccarmi da questo viaggio nelle parti più oscure dell’anima umana. Come mi capita periodicamente, di recente ho ridato una lettura al romanzo e mi sono deciso a recuperare gli altri due lavori dell’autore, Nino G. D’Attis. La lettura degli altri suoi romanzi mi ha confermato le impressioni positive avute con Mostri per le Masse. Personalmente trovo D’Attis una delle voci più interessanti della nuova narrativa italiana, un autore che scrive romanzi perfettamente in sintonia, per forma e contenuto, con la realtà dell’Italia contemporanea. Il suo è uno sguardo quasi antropologico sui riti,i costumi e le ossessioni dell’Italia d’inizio XXI secolo, uno sguardo che ha fatto tesoro delle lezioni di autori come Ballard, Burroughs e Palahniuk.

Nino G. D’Attis esordisce nel 2006 con Montezuma Airbag Your Pardon, romanzo che ci catapulta nella vita di un addetto alla sicurezza di un centro commerciale. D’Attis ci mette faccia a faccia con un personaggio rozzo e volgare, le cui uniche ambizioni sono possedere beni e scopare, che sogna di fuggire dal lavoro noioso, dai colleghi insulsi e dalla moglie incinta. Un individuo quasi bestiale, le cui esigenze si fermano agli istinti primari, ma anche un personaggio in cui noi tutti possiamo cogliere qualcosa che ci accomuna a lui, ovvero la compulsione al consumare, al desiderare, vera propulsione della moderna società capitalista. Attraverso il flusso di pensieri e pulsioni del suo protagonista D’Attis mette sulla pagina una società in cui tutto è ormai mercificato, che si tratti di cose o persone poco importa. Decisiva più che mai è l’ambientazione, il moderno centro commerciale che fa da sfondo alla vicenda, vero tempio contemporaneo in cui va in scena la quotidiana liturgia del consumismo.

Due anni dopo è la volta di Mostri per le Masse. Roma, i giorni dell’agonia di Giovanni Paolo II. L’ispettore Graziano Vignola indaga sull’efferato omicidio di una studentessa, forse caduta vittima di una setta satanica. Ma man mano che Vignola indaga sul caso risulta sempre più palese che qualcosa di molto più grande e oscuro si cela dietro il delitto. Qualcosa che ha a che fare con i capitoli più bui della storia recente e che coinvolge anche il passato di Vignola stesso. In Mostri per le Masse le figure in primo piano hanno lo stesso valore di quelle sullo sfondo. Mentre assistiamo alla discesa di Vignola nel suo inferno personale, intorno a lui si intrecciano le vicende disperate di amici e colleghi. Se c’è un messaggio nel romanzo, è forse che il male è contagioso, come una pestilenza si è già insinuata ovunque. Ben lungi dall’essere solo un noir, Mostri per le Masse è uno feroce narrazione dell’Italia contemporanea attuata con uno sguardo entomologico per quanto è distaccato e implacabile. La narrazione si frammenta in una moltitudine di schegge, come lo zapping tra i canali televisivi passa da un immagine all’altra senza soluzione di continuità. D’Attis ci da i pezzi, sta a noi fare i dovuti collegamenti, incollare un tassello all’altro, trarre le nostre conclusioni.

Dopo sei anni di silenzio nel 2014 è uscito Grandi Sorelle. Protagoniste del romanzo sono Teresa e Ester Malina, due sorelle ventenni, pugliesi trapiantate a Roma che non potrebbero essere più diverse: Teresa quando non balla sul cubo di una discoteca bada ad un anziano professore universitario per racimolare un po’ di soldi, sperando di sfondare nel mondo dello spettacolo prima o poi. Nel frattempo cerca di sopravvivere tra coinquiline casiniste, amiche acide e relazioni instabili. Ester invece è una starlette affermata, culturista, passa da un evento mondano all’altro come da uno scandalo all’altro. Alle spalle una famiglia che sta in piedi per miracolo.
In Grandi Sorelle D’Attis attua diversi cambiamenti rispetto ai suoi lavori precedenti a partire dalla scelta della terza persona a scapito della prima attraverso cui aveva narrato i suoi due primi lavori. La narrazione diventa più lineare e seppur persista il senso di desolazione e di abbandono tipico della sua prosa in questo romanzo ce’è spazio oltre che per la disperazione, anche per la nostalgia, la nostalgia per un’altra Italia, un’altra Roma, quella degli anni Sessanta, i cui ultimi superstiti sono i personaggi del professore universitario e della vecchia col crocefisso di ferro. Grandi Sorelle è una satira sul culto della celebrità che ossessiona da decenni la nostra società, propagato dapprima con la televisione e adesso tramite il web; ma è soprattutto una storia famigliare fatta di dolori, incomprensioni e cose non dette. Con Grandi Sorelle, D’Attis ha firmato il suo lavoro più compiuto.

Se per voi la lettura è il momento per staccare dal mondo e dalla società che avete intorno, allora probabilmente i romanzi d’ D’Attis non fanno per voi. Se invece volete qualcosa che vi colpisca, che vi faccia anche male ma che in compenso vi svegli forse i suoi libri sono quello che state cercando.