Hitler

Hitler

Nella sterminata letteratura dedicata ad Adolf Hitler e al Terzo Reich uno dei testi più interessanti è certamente Il Mistero di Hitler del giornalista americano Ron Rosenbaum.
L’autore usa come pretesto una foto di Hitler da bambino per lanciarsi in un indagine su cosa abbia fatto diventare quell’infante uno dei più feroci dittatori che la storia ricordi. Rosenbaum passa in rassegna tutti i tentativi di spiegare l’anomalia Hitler fatti negli ultimi settant’anni da storici, psicologi, filosofi e teologi. Alla fine della sua ricerca Rosenbaum riconosce che è ormai impossibile risolvere il mistero che circonda la figura di Hitler: è passato ormai troppo tempo, troppi documenti importanti sono andati distrutti e i testimoni che gli sono stati più vicino non sono così attendibili come ci piacerebbe pensare.
L’enigma che avvolge l’uomo che è diventato una sorta di omologo del Diavolo per la moderna società secolare ha attirato nel corso dei decenni l’attenzione di romanzieri, registi e artisti. Tra questi c’è anche il mangaka giapponese Shigeru Mizuki, che con questa biografia a fumetti intitolata semplicemente Hitler tenta di dare la sua lettura sulla più grande tragedia del Novecento.
Prima di parlare del fumetto in questione è bene spendere qualche parola sull’autore. Mizuki (scomparso il 30 Novembre 2015 all’età di 93 anni) è stato uno dei più importanti fumettisti giapponesi del Ventesimo secolo. La sua fama è dovuta sopratutto alle storie dedicate  agli yokai, spirti del folklore giapponese e alla sua creazione più fortunata ovvero Kitaro dei Cimiteri. Ma Mizuki non si è limitato solo al fantasy, ma si è dedicato anche al fumetto storico e autobiografico con la lunga serie Showa: A History of Japan .
Durante la Seconda Guerra Mondiale, poco più che adolescente, viene arruolato nell’Esercito Imperiale e spedito a combattere nel teatro del Pacifico.  Durante un raid alleato Mizuki, che è mancino, perde il braccio sinistro. Tornato in patria alla fine della guerra dovrà imparare di nuovo a disegnare con la mano destra. Le tremende esperienze fatte durante la guerra confluiranno in Verso una Nobile Morte, forse uno dei più intensi fumetti antimilitaristi mai scritti. In quest’opera non c’è spazio per la retorica patriottica nè per qualsiasi forma di romanticismo della guerra, c’è solo l’orrore per tante giovani vite spezzate in nome di ideali assurdi.
Per certi aspetti un’operazione analoga viene compiuta nei confronti della vita del Führer. Quando si raccontano le storie di uomini assorti a simboli del male, siano essi dittatori, criminali o serial killer, si cade spesso nella retorica del fascino della malvagità. Ecco quindi che questi individui (che alla fine, ci piaccia o meno, erano in tutto per tutto esseri umani come noi) diventanto fascinosi geni del male. Penso che questo meccanismo assolva a due bisogni per certi versi contraddittori, il primo quello di tracciare una netta linea di demarcazione tra noi e loro, l’altro è appunto la fascinazione per gli eroi negativi che trova sempre terreno fertile presso un certo tipo di pubblico. Nell postfazione lo stesso Mizuki confessa che all’epoca del secondo conflitto mondiale anche lui, allora diciottenne, aveva subito il fascino del dittatore tedesco.
Ma l’Adolf HItler di Mizuki non è un genio del male, nè tanto meno un genio in generale. Raccontandoci la sua vita dagli esordi come pittore a Vienna, Mizuki ci presenta un uomo tanto megalomane quanto inconcludente che per una serie di sfortunate congiunture storiche si troverà alla guida di una nazione. La narrazione è densissima e dettagliatissima con Mizuki passa con disinvoltura dalla vita pubblica di Hitler a quella privata. Gli eventi sono raccontati con taglio quasi cronachistico e dove non ci sono documenti a cui attingere interviene la fantasia di Mizuki. Dal punto di vista visivo come suo solito Mizuki fa muovere  personaggi quasi stilizzati ma estremamente espressivi in ambienti disegnati con piglio fotorealistico.
L’unica chiave di lettura che l’autore tenta è molto suggestiva: al fallimento della sua carriera come artista Hitler reagì dandosi alla politica, poichè per certi aspetti sia l’arte che la politica implicano il creare un’opera nuova, sia essa un quadro o una società. La Germania divenne la sua tela e il sangue il suo colore.
Hitler è un manga diverso da quelli che si leggono di solito ed è un’ottima occasione per scoprire una grande maestro del fumetto e per conoscere meglio un pezzo di storia di cui si parla tanto conoscendolo poco.

Annunci